Social Marketing

Instagram, Linkedin, Facebook, Pinterest, Google+ sono alcuni dei Social più usati per fare business. Quali sono i trucchi più raffinati? Cosa sanno gli specialisti che l’utilizzatore solitamente non sa? In questa sezione del sito gli strateghi di Marketing Informatico® e gli operativi ti raccontano come utilizzare al meglio i Social Network nella tua attività di aumento delle vendite.

“Il 70% dei consumatori che è diventato sostenitore di un marchio su Facebook non si sentiva di   aver dato questo permesso all’azienda”. Questa affermazione viene da uno studio di ExactTarget 2009 dal titolo Subscribers, Fans & Followers. L’analisi dice che la maggioranza degli utenti vede “Liking=Mi piace” (come è ora chiamata) come un segno su Facebook per esprimere la loro approvazione personale.

Il problema più grande del social media marketing è la difficoltà nel misurare i risultati. Nonostante tutti gli strumenti messi a disposizione da  Twitter o Facebook, definire l’andamento non è facile. Per alleviare questo problema, a ShareThis, un widget di comunicazione sociale di condivisione , si è aggiunta una componente analitica che non solo misura la condivisione, ma che monitora anche il  Social Reach.

Su Twitter latitano le aziende. Strano ma vero, meno aziende di quanto si pensi utilizzano Twitter per promuovere i loro prodotti. Un nuovo sondaggio fatto a 360° conferma quanto detto sopra. In una recente pubblicazione dal titolo Twitter & the Consumer-Marketer Dynamic è stato scoperto qualcosa di veramente nuovo e sorprendente.

La sfida di Google ha inizio. Il gigante americano non dorme mai. Così tra un’idea e l’altra, ecco Google approdare nei social network. Infatti è in trattative con alcuni produttori di giochi popolari online per sviluppare un servizio più ampio di social-networking da poter competere con un altro gigante mondiale, Facebook Inc.

Dimmi che Tweet scrivi e ti dirò chi sei. In tempi internettiani l’analisi psicologica passa attraverso il web, esattamente attraverso i social network, quelli che più ci rappresentano. Un test molto interessante è stato svolto dall’Istituto di scienze sociali dell’Università di Harvard. Su 300 milioni di tweet inseriti tra il settembre 2006 e l’agosto 2009 e segmentati per posizione geografica e stato d’animo.

Appena tre i marchi italiani. Nella giungla dei brand mondiali presenti su Facebook con un numero considerevole d’iscritti sono appena tre quelli italiani presenti nella classifica dei primi 100, tutti oltre la settimana posizione: Gucci (72°), Ferrari (77°) e Prada (100°). Insomma, siamo ancora lontani dai fasti americani che vedono sul podio Redbull, Playboy e Vitaminwater.

Se internet è uno spaccato delle nostra realtà, lo sono altrettanto i film che ci rappresentano. Così passando per il web si arriva alla trama perfetta per un film. Il titolo è semplice ma efficace, “The Social Network” e sarà presentato in anteprima a New York il 24 settembre e proiettato nelle sale italiane verso novembre. La regia è stata affidata a David Fincher, un direttore con alle spalle film del calibro di Seven, Fight Club, Zodiac, Benjamin Button.

Si chiama Tweet-Up!

E, anche questa piattaforma, si basa su Twitter di cui avevamo parlato solo qualche giorno fa in merito a Twitpay!!!

Con questa formula Twitter passa all’attacco. Infatti, l’ultima scommessa di un imprenditore californiano, Bill  Gross, prevede una vera e propria asta su Twitter per promuovere gli autori e i loro messaggi…

Centoquaranta caratteri moltiplicati per 75 milioni di iscritti a loro volta moltiplicati per un numero infinito di news pubblicate al secondo. Ogni utente pubblica opinioni, notizie e link e il risultato è un fiume di parole che inonda il web. Numeri da capogiro che hanno fatto riflettere il noto imprenditore.

Questa settimana vi vogliamo parlare di una novità, pressochè sconosciuta in Italia che potrebbe rivoluzionare il nostro modo per pagare online. Si chiama Twitpay e guarda caso arriva dagli Stati Uniti. Un giorno per caso un programmatore twittando con la moglie rende pubblica una discussione privata sui pagamenti online. Si scatena fra gli amici della coppia una vera e propria discussione su twitter che porta il programmatore, che si chiama Michael Ivey a realizzare il primo metodo di pagamento su piattaforma Twitter e che chiama: TWITPAY.

Twitpay è stato sviluppato grazie alla rivoluzione “di Paypal” ovvero da quando lo scorso anno l’azienda ha permesso ad alcuni programmatori “di fiducia” l’accesso a parte del codice si è sviluppata la caccia a nuove idee per i trasferimenti di denaro online. Twitpay si fonda su un’idea semplice ma geniale: il sistema in pratica connette gli account degli utenti Twitter ai loro accout PayPal. Oggi questo servizio è praticamente un microsistema in quanto conta solamente 15 mila clienti ma in un futuro, chissà potrebbe rivoluzionare il nostro modo di fare acquisti e di trasferire denaro.