Twitpay l’evoluzione per pagare online

Questa settimana vi vogliamo parlare di una novità, pressochè sconosciuta in Italia che potrebbe rivoluzionare il nostro modo per pagare online. Si chiama Twitpay e guarda caso arriva dagli Stati Uniti. Un giorno per caso un programmatore twittando con la moglie rende pubblica una discussione privata sui pagamenti online. Si scatena fra gli amici della coppia una vera e propria discussione su twitter che porta il programmatore, che si chiama Michael Ivey a realizzare il primo metodo di pagamento su piattaforma Twitter e che chiama: TWITPAY.

Twitpay è stato sviluppato grazie alla rivoluzione “di Paypal” ovvero da quando lo scorso anno l’azienda ha permesso ad alcuni programmatori “di fiducia” l’accesso a parte del codice si è sviluppata la caccia a nuove idee per i trasferimenti di denaro online. Twitpay si fonda su un’idea semplice ma geniale: il sistema in pratica connette gli account degli utenti Twitter ai loro accout PayPal. Oggi questo servizio è praticamente un microsistema in quanto conta solamente 15 mila clienti ma in un futuro, chissà potrebbe rivoluzionare il nostro modo di fare acquisti e di trasferire denaro.

La posta in gioco è davvero alta se pensiamo che le carte di credito oggi trasferiscono ogni anno circa 2 triliardi di dollari in transazioni e circa 1,3 triliardi in operazioni di bancomat, tant’è che oltre alle banche e ai sistemi più tradizionali (le aziende che gestiscono le carte di credito) molte altre aziende sono interessate a questa torta: Square (società costruita da uno dei fondatori di Twitter), Obopay (finanziata da Nokia), Blackberry, Zong (pagamento tramite cellulare), GetGiving (un’applicazione gratuita per le organizzazione benefiche)  Amazon, Apple e guarda caso Google.  Ognuna di queste società sta cercando metodi e soluzioni per trasferire denaro attraverso smarphone, computer o telefonini ovvero gli strumenti che ci permettono di connetterci ad internet. Secondo i dati diffusi dalla Javelin Strategy Research oggi solo il 20% delle transazioni avviene attraverso sistemi alternativi ma ci si aspetta che la quota passi al 30% nei prossimi 3 anni. Oggi infatti è impensabile, dotare un e-commerce solo di Pay Pal, i dati ci dimostrano infatti che è necessario prevedere pagamenti attraverso bonifici, carte di credito, paypal, postepay… un domani forse dovremo aggiungere ulteriori sistemi e poichè il costo della transazione costa ad un commerciante tantissimo e la tariffa più alta in Italia è del 3% non ci stupiamo quando veniamo a conoscenza di queste nuove iniziative. L’Italia praticamente rimane al palo e osserva, nel senso che come sempre è praticamente tagliata fuori dalla potenzialità di poter progettare un qualsiasi sistema di pagamento online attraverso sistemi innovativi. Nel 2000 ad esempio avevo partecipato ad un’idea per poter avviare micropagamenti attraverso l’invio di SMS ma guarda caso, ad un certo punto tutto s’era arenato in quanto la legislazione non permetteva ad un gestore di telefonia qualsiasi transazione economica, attività riservata alle banche e sulla quale dieci anni fa nessuno poterva mettere mano! Nonostante tutto qualcuno comunque ci sta provando (io ho i miei dubbi che ci siano poi le opportunità d’esportare le idee a livello mondiale) e le sperimentazioni in corso sono le seguenti: la Metropolitana di Milano (in collaborazione con TelecomItalia), la Banca Popolare dell’Emilia Romagna + Visa, Paypass (Mastercard) il Credito Valtellinese e il Politecnico di Milano e Università di Bicocca che si sono inventati la Carta di Ateneo che si comporta come Carta Prepagata. Ma come vediamo nessuna iniziativa indipendente! Nel frattempo, ritornando a Paypal nel novembre del 2009 è stata rilasciata la piattaforma  X.com che presenta una caratteristica unica: una nuova tariffazione che chiede ai venditori commissioni pari a circa 1/3 dei quelle praticate dalle compagnie delle carte di credito. Cosa succederà? Non lo sappiamo ma crediamo che anche le commissioni diventeranno una commodity e il prezzo per il servizio diminuirà!

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5 Commenti su “Twitpay l’evoluzione per pagare online

  1. Ciao.. leggo sempre con molta attenzione il vostro blog..
    Di twitpay non avevo mai sentito parlare però mi sembra un’idea davvero geniale… Ma sarà possible applicarla al sistema italiano ? Ho le mie perplessità

  2. Proprio ieri sul Sole 24 ore è stata lanciata un’altra idea..Twittup, ovvero un sistema a pagamento per la promozione sui microblog ideato da Bill Gross. Ne sapete qualcosa? Rimango in contatto per approfondimenti
    ciao ciao

  3. Ciao Davide, ho letto anche io l’articolo de Il Sole 24 Ore… interessante! Anche il twitpay, però, sarebbe una strategia da utilizzare.

  4. Grazie per tutti i commenti che ci inviate…

    non so se anche in Italia potremo mai usare Twitpay, magari… faremo i dovuti test e inizieremo a proporre ai clienti anche questo metodo… So tuttavia che il problema dei micropagamenti o dei pagamenti senza passare attraverso la burocrazia di una banca in Italia c’è ed è incredibile. (PS: per esperienza anche a San Marino non scherzano!!!)

    Proprio oggi mi ha chiamato un cliente disperato perchè non si riesce ad avere dalla banca una risposta per effettuare lo scambio dati per il pagamento tramite carta di credito del suo e-commerce. La soluzione? Cambiare Banca! Vi sembra normale? Naturalmente senza quello non ha senso mettere online il sito… avendone quindi un danno.

    Non so quanto dovremo ancora scavare in basso prima che qualcuno politicamente parlando s’accorga che l’online non è Facebook!

    Massimo Tegon

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