Esiste ancora la sicurezza informatica?

Wikipedia : “WikiLeaks (dall’inglese “leak”, “perdita”, “fuga [di notizie]“) è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riceve in modo anonimo, grazie a un contenitore (drop box) protetto da un potente sistema di cifratura, documenti coperti da segreto (segreto di stato, segreto militare, segreto industriale, segreto bancario) e poi li carica sul proprio sito web. WikiLeaks riceve, in genere, documenti di carattere governativo o aziendale da fonti coperte dall’anonimato”.



Fantascienza che supera la realtà o realtà che supera la fantascienza?
Il grande caso che da fine novembre tiene il mondo con il fiato sospeso è ormai diventato un serial a puntate. L’altro ieri l’arresto del principale portavoce di WikiLeakes è stato l’ennesimo atto di una lunga serie . La vera questione di questo Cablegate – com’è stato definito -  non è tanto sapere che ci sono in giro notizie segrete sui governi mondiali, ma quanto sia a rischio la sicurezza informatica e se ce ne sia davvero una.

Infatti il dubbio è sempre più forte visto che proprio la scorsa notte alcuni hacker sono riusciti a bucare il sito dell’Interpol (qualcuno esclamerà “L’INTERPOL?!). Pure la polizia internazionale non è in grado di garantirsi la piena sicurezza. Perché? Perché secondo gli addetti ai lavori la vera criticità è  un XSS (Cross Site Scripting, errore molto banale) aggiunto al reverse  engineering dell’algoritmo che gestisce l’aggancio a fotografie dall’esterno. Insomma, è chiaro che nessuno n’è indenne.

Ma questo dell’Interpool non è un caso isolato. Dopo l’arresto di Julian Assange, c’è stata una vera e propria mobilitazione degli hacker che non solo hanno annunciato «Colpiremo chiunque e qualunque cosa cercherà di censurare Wikileaks» ma hanno scatenato una vera e propria guerriglia informatica colpendo  i siti di PayPal e PostFinance.

Il punto, secondo uno dei guru della sicurezza informatica Bruce Schneier, esperto internazionale di sicurezza informatica e Chief Security Technology Officer presso il gruppo British Telecom, è un altro, ovvero password troppo semplici e banali ma «in ogni caso” – ha proseguito Schneier – ad oggi non è assolutamente chiaro se nel caso CableLeaks ci siano state o meno attività di hacking, o semplicemente fughe di notizie attraverso più di un singolo insider».

Se da una parte, infatti, ci sono gli hacker pronti a far saltare qualsiasi sistema, dall’altra Wikileaks nasconde delle talpe. Ma dove? Chi sono? Il mistero si infittisce ancora di più e rimaniamo in attesa  dei prossimi episodi.

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3 Commenti su “Esiste ancora la sicurezza informatica?

  1. Ciao a tutti! Ma adesso cosa ne sarà di Wikileakes? Ieri hanno fatto vedere il bunker in cui ci sono i server che contengono tutte le informazioni segrete… insomma si tratta di roba grossa e non credo la questioni si plachi con l’arresto di Assange.
    Intanto grazie per i vostri articoli

  2. Per rendere comprensibile questa faccenda degli attacche hackers in realtà non è vero che gli hackers bucano la sicurezza di un sito ovvero sono entrati nel sito (ad esempio via FTP) e ne hanno modificato i contenuti software. In realtà l’attacco avviene in questo modo: si costruiscono dei programmini software che simulano l’accesso continuo di una persona al sito. Moltiplicando e velocizzando le richieste (grazie appunto al software) il web server non è in grado di soddisfarle tutte, come quando in autostrada entrano troppe macchine contemporaneamente e si fermano le code e il traffico va in tilt, allo stesso modo il server va in tilt e non riesce a rispondere adeguatamente. Così va giù! nON è TANTO QUESTIONE DI “SICUREZZA INFORMATICA IN SENSO LATO quanto del fatto che la rete ha logiche diverse e non prevedibilii da parte dei governi. Io sono per una rete democratica e appoggio WikiLeaks e tutti i movimenti che possono renderci più informati e liberi. Pensate che forse i governi non siano già informati direttamente o indirettamente? Sono cose risapute che “sconvolgono” l’opinione pubblica?

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