La tutela della privacy: garanti alla riscossa!

Ciò che è avvenuto nei mesi scorsi, ovvero la bacchettata del Garante della Privacy a Facebook, era qualcosa di già preannunciato. Poco tempo prima era successa la stessa cosa a Google. Cosa si sta muovendo sul web? Succede che le autorità europee sono passate all’offensiva unendo le forze per risolvere un problema: come tutelare da una parte la libertà d’espressione e dall’altra la spinta innovativa del web? Secondo il presidente dell’Autorità Garante della Privacy in Italia, Francesco Pizzetti, i campi di tensione sono due: i social network e i cloud computing (cioè le risorse hardware e software distribuite in remoto). Se sui social si è più avanti con il lavoro per nuove regole, con i cloud invece c’è ancora molto da fare.


Tra le prime azioni c’è il cambiamento dell’informativa sulla privacy: per i social ne servirebbe una non burocratica ma più user friendly. Lo scopo è invogliare gli utenti a leggerla; al momento, insieme ai garanti europei, si sta lavorando per crearne una più chiara e leggera. Un dilemma che per ora non ha ancora una risposta adeguata è la distinzione tra maggiorenni e minorenni. Purtroppo sul web non si è ancora trovato il modo per accertare l’utenza e questo non è affatto un bene. Un altro aspetto da decidere è il seguente: per quanto tempo bisogna tenere visibili le informazioni pubblicate dagli utenti? Al momento si cerca di trovare una soluzione che soddisfi la libertà di espressione con quella della privacy. Tra i nodi del web non manca quello del cloud computing: con il boom dei cloud può succedere che i dati di aziende, cittadini ecc… siano gestiti in server a noi del tutto sconosciuti. E’ una problematica d’affrontare al più presto perché tra 20 anni anche i Comuni affideranno la gestione dei dati dei cittadini ad aziende come Google e Microsoft. Servono quindi accordi internazionali per gestire questo fenomeno, mentre oggi le regole sulla privacy cambiano da paese a paese. All’interno del programma Future of Privacy della commissione europea si sta studiando come stabilire norme comuni sulla privacy e come assicurare la protezione fisica dei server.

Ricordiamo alcuni casi:
Facebook: l’ultima polemica che ha colpito questa piattaforma riguarda la funzione “instant personalization” lanciata ad aprile. Applicazioni o siti in accordo con Facebook hanno accesso alle informazioni pubblicate dall’utente sui social network.
YouTube: è per aver contributo a violare la privacy di un disabile che un giudice di Milano ha condannato ad aprile i dirigenti di Google in Italia.

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