C-come… che bella giornata! 5 frasi che attacchiamo in ufficio dopo #ccome16

Ci piace tanto Valentina Falcinelli, e in generale ci piace tutto quello che esce da Pennamontata.
Dunque quest’anno abbiamo preso armi e bagagli (leggi: due trolley e un’auto) per andare a Roma ed assistere di persona al convegno C-Come 2016, organizzato per l’appunto dal team di Pennamontata.

Un appuntamento stimolante per chi scrive di mestiere e per chi, soprattutto, ama scrivere.
Un’esperienza senza dubbio unica nel suo genere, dove abbiamo avuto il privilegio di assistere a relatori “con due pa**e così” e tanti professionisti esperti nel loro settore – che poi, spesse volte, è anche il nostro.

Ma come potevamo racchiudere 8 ore di emozioni in un post (che possibilmente superi le 2500 parole, come abbiamo appreso dallo speech di Luisa Carrara)?

Abbiamo pensato di riassumere il tutto con 5 perle, 5 frasi ispiratrici perfette da attaccare in ufficio, vicino al pc, tant’è che noi l’abbiamo già fatto! E guarda caso, queste frasi sono dei 5 relatori che ci sono piaciuti di più per i contenuti interessanti ma soprattutto per la capacità di interagire e conquistare l’attenzione del pubblico.

Marketing Informatico a C-Come 2016

Special guest del nostro collage da ufficio la paperella Lego creata con il kit gentilmente distribuito da Giuseppe Brugnone di Lego Italia. Viste tutte le proposte di papere postate dagli altri partecipanti su Twitter, direi che l’intento di Giuseppe – cioè dimostrare che con soli 6 pezzi era possibile dare sfogo alla creatività, ognuno in maniera originale – è stato raggiunto.

Ecco quindi le nostre 5 frasi da attaccare in ufficio:

 

5 – La pareidolia non è una malattia e non si mangia!

 

Giulio Xhaet ha stupito tutti quando ha rivelato la parola del 2015 secondo l’Oxford Dictionary: non è ‘selfie’, come supposto da molti, ma

l’emoji ‘Face with tears of joy’.

Cioè questa:

Face with tears of joy - la parola del 2015

Le emoji, ancor più delle cugine emoticon, sono virali perché trasmettono contenuti semplici e subito comprensibili, riducendo la latente ambiguità del linguaggio scritto. E lo fanno perché associano un testo/messaggio a delle forme familiari, in questo caso a dei visi umani.

Ecco, la pareidolia è proprio “la tendenza istintiva nel ritrovare forme familiari in immagini disordinate e poco coerenti”.
Praticamente, il meccanismo della nostra testa che fa sì che una nuvola nel cielo ci sembri un cagnolino che corre nel prato è lo stesso che ai nostri occhi fa apparire un punto e virgola, più una lineetta più una parentesi come una faccina che ci strizza l’occhio. Forte, eh?

Quindi, se le vostre conversazioni Whatsapp pullulano di ‘Face with tears of joy’, pollici in su e scimmiette che si coprono gli occhi, tranquilli: non siete malati. Però cercate di comunicare a parole ;-) ;-)

 

4 – Il titolo è ambasciatore, il sottotitolo è una promessa.

 

Quanto ci è piaciuto l’intervento di Luisa Carrada! L’aggettivo più adatto ci sembra illuminante. Si è parlato di scrittura, in una concezione più ampia della classica ‘scrittura per il web’ o ‘scrittura digitale’.
Queste accezioni a volte ci ingabbiano, a volte ci fanno perdere il focus sul nostro target, che è sempre il lettore, e non il motore di ricerca.
A volte dimentichiamo che scrivere è un’arte difficilissima, non è un’accozzaglia di keyword da pubblicare per forza secondo una certa scadenza ‘altrimenti-il-nostro-sito-non-arriverà-mai-in-prima-pagina!’.

Luisa Carrada ha preso spunto da un’analisi di Huffington Post – secondo cui i post più condivisi e più letti sono quelli lunghi, che superano le 2500 parole – per proporre il suo decalogo, formato non da regole scritte nella pietra ma da elementi che, come trama e ordito, ci aiutano a tessere bene il nostro testo lungo.

Per chi scrive di mestiere,

trama e ordito sono immagini e parole, testo e paratesto, fluidità e struttura:

un’immagine davvero evocativa.

Il titolo è ambasciatore, perché è il primo elemento che compare nella serp, compare anche nelle condivisioni social, insomma è il biglietto da visita del nostro post che in 60 caratteri deve convincere l’utente che c’è qualcosa di interessante da leggere.

Ma il sottotitolo è una promessa: nella sua brevità, è comunque più ampio del titolo e il lettore si fida. Non possiamo deluderlo, gli argomenti del nostro articolo devono essere coerenti rispetto a quanto anticipato con il sottotiolo.

 

3 – Le parole sono una battaglia di civiltà

 

Gli italiani sono un popolo di poeti, santi e navigatori, e secondo Alessandro Zaltron sono soprattutto scrittori. Il problema è che da sempre scrivono in maniera arcaica, troppo influenzati dalle forme antiche.

Alessandro Zaltron C-Come 2016

Dobbiamo sempre tenere a mente che le parole sono potere:

impariamo a scrivere il giusto e impariamo a scrivere bene

Senza arcaismi, inglesismi e inutili giri di parole che ci fanno sembrare vecchi come il copridivano di nonna. Il vocabolario umano comprende indicativamente 200.000 parole, non abbiamo bisogno di prendere un termine inglese e magari storpiarlo pure per esprimere un concetto, no?

 

2 – Scrivere è camminare a braccetto con l’ambiguità

 

Potevamo forse non citare la creatrice dell’evento? Il suo intervento è stato prezioso come sempre e ci ha insegnato che

“la scrittura è seta, non carta vetrata”

Il testo deve essere chiaro, scorrevole e facile da comprendere.

Ma l’insidia sta nel fatto che “scrivere è camminare a braccetto con l’ambiguità”, per questo Valentina sostiene che il nostro faro deve essere la chiarezza. Preferiamo la forma attiva, utilizziamo soggetti concreti, scegliamo verbi d’azione e teniamo vicini verbo e soggetto, lasciando in fondo i dettagli, come se ogni frase fosse una piccola piramide.

Che dire? Essenziale… e chiaro.

 

1 – Big effort takes long time

 

Il super ospite di C-Come 2016 è anche il vincitore della nostra mini classifica – che poi, non si vince mica nulla, al massimo la gloria!

Direttamente dagli uffici della sua creatura Moz a Seattle, Rand Fishkin ha incentrato il suo video intervento sul content marketing nudo e crudo, sfatando anche alcuni miti.
Per esempio, la strategia del calendario editoriale non funziona per tutte le aziende o non è adatta a tutti i tipi di business: spesso è meglio puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità e la regolarità delle pubblicazioni.
Dobbiamo imparare ad ignorare le pressioni del calendario ed a concentrarci sul pubblico che vogliamo raggiungere.

Poi ci ha regalato due chicche, basate anche sull’esperienza della corazzata Moz (per chi non lo sapesse, Moz è un software online per seo e marketing tra i più famosi e diffusi al mondo).

Primo:

“big failure is hard to embrace”

Eh già. Il fallimento è duro da accettare, ma fa parte del business. E secondo noi, anche dal fallimento bisogna essere in grado di tirar fuori gli spunti positivi che possono essere costruttivi per il futuro.
Solo chi ci prova, fallisce. Chi rimane nella mediocrità, difficilmente fallirà.

Ma soprattutto Rand ha esplicitato la verità che tante volte vorremmo appiccicare con un post-it sulla testa di colleghi, clienti e anche di noi stessi:

“big effort takes long time”

Soprattutto nella seo, soprattutto nel lavoro di posizionamento di un sito o di lancio di un brand o di miglioramento della reputazione online i risultati non arrivano dall’oggi al domani. Indipendentemente da quanti soldi il vostro cliente sia pronto ad investire.

5 frasi da tenere in bacheca in ufficio, per ricordare le emozioni vissute sabato scorso, ma anche per ricordarci che scrivere è un’arte e che per produrre piccoli capolavori bisogna sempre mettersi in gioco e continuare a studiare.

——————————————————

Verena Guidi e Stefania D’Alessandro

Web Marketing Specialists @ Marketing Informatico

Condividi:

Written by

Staff SEO Marketing Informatico®

Tu cosa ne pensi? Inserisci il tuo commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>