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	<title>Web Marketing 2.0 Consulenza Advertising Comunicazione Online Servizi Webmarketing</title>
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	<description>Web Marketing 2.0 Consulenza Comunicazione Online Siti Webmarketing Internet COME AUMENTARE DEL 30% IL TUO FATTURATO SENZA MUOVERE UN DITO Marketing Informatico®</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Sep 2010 08:04:52 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il web marketing a misura di Facebook</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 08:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing News]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>"Il 70% dei consumatori che è diventato sostenitore di un marchio su  Facebook non si sentiva di   aver dato questo permesso all'azienda”.</strong> Questa affermazione viene da uno studio di <strong>ExactTarget 2009 </strong> dal titolo  <strong>Subscribers, Fans &#38; Followers.</strong> L'analisi dice che la maggioranza  degli utenti vede "Liking=Mi piace" (come è ora chiamata) come un segno  su Facebook per esprimere la loro approvazione personale.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il 70% dei consumatori che è diventato sostenitore di un marchio su Facebook non si sentiva di   aver dato questo permesso all&#8217;azienda”. <br />Questa affermazione viene da uno studio di ExactTarget 2009  dal titolo Subscribers, Fans &amp; Followers.</p>
<p> L&#8217;analisi dice che la maggioranza degli utenti vede &#8220;Liking=Mi piace&#8221; (come è ora chiamata) come un segno su Facebook per esprimere la loro approvazione personale. Un numero quasi uguale di intervistati<strong> (40%) ha detto che la scelta di cliccare un marchio avviene al fine di ottenere sconti e promozioni. Il 36%, invece, che stavano cercando dei prodotti in omaggio. <br /></strong><br /><em><a rel="attachment wp-att-1016" href="http://www.marketinginformatico.it/marketingnews/web-marketing-facebook.php/attachment/facebook-strategia-aziendale"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1016" src="http://www.marketinginformatico.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/facebook-strategia-aziendale-320x320.jpg" alt="" width="320" height="320" /></a>Mettete insieme queste scelte e si ottiene una folla di egoisti che vogliono e cercano solo vantaggi senza dover ascoltare o dare nulla in cambio.</em> Questo di per sé non è sorprendente, come il fatto che la maggior parte della gente non ricevere volentieri messaggi pubblicitari a me no che non ci sia dietro una ricompensa. <strong></p>
<p>Ma <a class="linkt" href="http://www.marketinginformatico.it/marketingnews/tu-contattale-se-vuoi-su-facebook.php" target="_blank">Facebook</a> non è come un annuncio che vedi in TV o su una rivista</strong>. Facebook è basato sulle connessioni e lo sviluppo di un rapporto &#8211; in altri termini, sulle amicizie che potenzialmente si possono creare. La dura realtà è che, anche se 2.000 persone hanno espresso il loro amore per un prodotto con &#8220;Mi piace&#8221; sulla pagina aziendale  non vuol dire che siano amici.</p>
<p><strong>Così come può un brand diventare un vero “amico”?</strong><br />Per avvicinare il brand alle persone bisogna suonare più come una persona. <strong>La relazione afferma che la ragione principale per cui la gente accede a Facebook è quella di connettersi con altre persone e stringere amicizie.</strong> </p>
<p>Quindi, l&#8217;obbiettivo delle aziende è dare agli utenti una ragione per la connessione. Alcune marche hanno sviluppato questa filosofia attraverso la creazione di iniziative di volontariato e concorsi: qualcosa di semplice, come chiedere ai fan di elaborare un nuovo gusto di gelato potrebbe essere un modo per coinvolgerli in modo attivo.</p>
<p><strong>Le persone raggiungono Facebook anche per divertirsi.</strong> Le statistiche mostrano che il 69% degli utenti in entrano in rete durante il weekend , è questo il momento per i collegamenti di condivisione. <strong>Il 65% dichiara di accedere prima o dopo la scuola o il lavoro.</strong> Se il tuo profilo è   in funzione solo da Lunedi al Venerdì, è probabile che tu non stai facendo al meglio per la tua pagina su Facebook. <br /><strong><br />Chi sta facendo bene in campo aziendale? ExactTarget dice che Oreo è uno dei migliori giocatori  di Facebook</strong>. Fate un salto alla loro pagina. La prima cosa che vedrete sono i fan della settimana   inclusi direttamente come parte della commercializzazione. Poi ci sono giochi interattivi, link per la musica, ma anche aggiornamenti divertenti e bizzarri. <strong>Apparentemente tutto molto semplice.</strong></p>
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		<title>Priority Inbox, l&#8217;idea che mancava!</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 08:46:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing News]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>Per Google non c’è pace.</strong> Nell’ultimo periodo ci siamo appassionati alle  vicende e alle novità che hanno coinvolto Google. Nello scorso post ci  siamo soffermati sull’idea di abbinare Gmail al servizio Voip per poter  chiamare direttamente dalla propria casella di posta. Oggi la novità sta  in <strong>Priority Inbox</strong>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Per Google non c’è pace</strong>. Nell’ultimo periodo ci siamo appassionati alle vicende e alle novità che hanno coinvolto Google. Nello scorso post ci siamo soffermati sull’idea di abbinare Gmail al servizio Voip per poter chiamare direttamente dalla propria casella di posta. Oggi la novità sta in Priority Inbox.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-1007" href="http://www.marketinginformatico.it/marketingnews/priority-inbox-google.php/attachment/gmail-priority-inbox-prioritises-email-0"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1007" src="http://www.marketinginformatico.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/gmail-priority-inbox-prioritises-email-0-320x320.jpg" alt="" width="320" height="320" /></a><em>Come tutti sappiamo e vediamo come ogni giorno lo spazio di posta viene invaso da decine di mail, più o meno importanti. </em>Proprio per gestire e organizzare questo flusso di informazioni lo staff di Google ha ideato una funzione che può aiutare tutti noi a ottimizzare il tempo e a identificare le mail più importanti.<strong> Priority Inbox</strong> è suddiviso in <strong>tre aree separate: messaggi importanti, messaggi speciali e tutto il resto.</strong> Il sistema apprende in modo automatico quali sono i messaggi importanti e li posiziona in cima alla lista.</p>
<p><strong>Ma come fa? </strong>Il principio è piuttosto semplice ma molto funzionale. Come fosse un filtro antispam al contrario, il sistema individua prima quelli più importanti e lo fa partendo dagli indirizzi a quali più scriviamo, dalle conversazioni che vengono contrassegnate speciali e dalle mail che archiviamo. Poi, se vogliamo <strong>educare l’algoritmo</strong>, grazie ai due pulsanti (+ e -) possiamo segnalare quali sono i messaggi più o meno importanti.</p>
<p>In questo modo tutte le comunicazioni che ci stanno a cuore rimarranno ben in evidenza  evitando di perderle nelle liste infinite di posta. Questa nuova funzione sarà disponibile fra qualche giorno e sarà presente nell’interfaccia di Gmail con il messaggio in alto <strong>“New! Priority Inbox“</strong>. Vista l’efficienza del servizio sarà anche possibile definire quanti messaggi visualizzare per ogni sezione e quali sezioni tenere nella propria<strong> casella di posta in arrivo (Importanti, Importanti e Non Lette, Non Lette, Speciali, ecc…)</strong>.</p>
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		<title>Google Voip, le telefonate impazzano online</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 09:11:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing News]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Google mille ne pensa e cento ne fa, non sta mai fermo e così mentre  crea e disfa collaborazioni e progetti eccolo approdare a un nuovo  servizio dal nome<strong> “Gmail Call”</strong> ovvero telefonare tramite Google. In  appena<strong> due giorni si è già registrato un boom pazzesco di telefonate</strong> con  un milione di persone che hanno telefonato verso numeri fissi e mobili  non solo degli Stati Uniti, ma da tutto il mondo.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Google mille ne pensa e cento ne fa, non sta mai fermo e così mentre crea e disfa collaborazioni e progetti eccolo approdare a un nuovo servizio dal nome “Gmail Call” ovvero telefonare tramite Google. In appena due giorni si è già registrato un boom pazzesco di telefonate con un milione di persone che hanno telefonato verso numeri fissi e mobili non solo degli Stati Uniti, ma da tutto il mondo.</p>
<p><strong><a rel="attachment wp-att-1001" href="http://www.marketinginformatico.it/marketingnews/google-voip-le-telefonate-impazzano-sulla-rete.php/attachment/google-voice-iphone-app"><img class="alignleft size-full wp-image-1001" src="http://www.marketinginformatico.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/google-voice-iphone-app.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Ma la vera rivoluzione, almeno fino alla fine dell&#8217;anno in via promozionale, è la gratuità del servizio offerto negli Stati Uiniti e in Canada. </strong>Telefonare verso altri Paesi costerà appena due centesimi di dollari al minuto. Per il momento il vero rivale in questo campo è il colosso Skype, al quale la maggior parte degli utenti si affida, e in base al quale Gmail definisce i prezzi di chiamata.</p>
<p>Ma se Google non è primo nel campo Voip, rimane sempre primo in fatto di potenziali consumatori, <strong>200 milioni di utenti quali utilizzatori del suo servizio di posta elettronica.</strong> Secondo il gruppo Mountain View, proprio la possibilità di Gmail di offrire la casella di posta abbinata alle telefonate è un incentivo per sorpassare in poco tempo Skype.</p>
<p><strong>E dall&#8217;Italia? Cosa bisogna fare?</strong> Prima di tutto bisogna essere iscritti a Gmail e in seguito basterà scaricare il plugin gratuito <strong>“GoogleVoice&amp;Video”</strong> dal sito ufficiale di Google. In questo modo si avrà una tastiera telefonica e il credito iniziale offerto da Google. Il costo  verso i telefoni fissi sarà di  0.02 dollari mentre verso i cellulari di 0.21 dollari al minuto.</p>
<p>Una vera e propria rivoluzione in grado di mettere in discussione l&#8217;egemonia Skype delle telefonate via internet.<strong> Così gli utenti oltre ad avere un servizio in più potranno ottenere prezzi più competitivi. Magari un giorno gratuiti.<br />
</strong></p>
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		<title>ShareThis, un web sempre più social</title>
		<link>http://www.marketinginformatico.it/marketingnews/sharethis-un-web-sempre-piu-social.php</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 09:33:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing News]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il problema più grande del <strong>social media marketing</strong> è la difficoltà nel  misurare i risultati. Nonostante tutti gli strumenti messi a  disposizione da  Twitter o Facebook, definire l'andamento non è facile. Per alleviare questo problema, a <strong>ShareThis,</strong> un widget di <strong>comunicazione sociale di condivisione</strong> , si è aggiunta una componente analitica che non solo misura la condivisione, ma che monitora anche il  <strong>Social Reach.</strong></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema più grande del social media marketing è la difficoltà nel misurare i risultati. Nonostante tutti gli strumenti messi a disposizione da  Twitter o Facebook, definire l&#8217;andamento non è facile.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-988" href="http://www.marketinginformatico.it/marketingnews/sharethis-un-web-sempre-piu-social.php/attachment/share"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-988" src="http://www.marketinginformatico.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/share-320x320.jpg" alt="" width="320" height="320" /></a>Per alleviare questo problema, a <strong>ShareThis,</strong> un widget di <strong>comunicazione sociale di condivisione</strong> , si è aggiunta una componente analitica che non solo misura la condivisione, ma che monitora anche il  Social Reach.</p>
<p><em> Il Social Reach non solo cerca la condivisione in uscita,  ma segue la persona che ottiene link grazie ad esso, completando così il cerchio della vita di un blog. </em></p>
<p><em>Questo tipo di strumento misura l&#8217;esatto valore dei media condivisi sul web, analizzando gli scambi sia in uscita che in entrata. E&#8217; una soluzione fantastica, ad esempio, per chi scrive sul web; in questo modo si sa in modo accurato come un pezzo di contenuto circola su internet.</em></p>
<p>Secondo il sito web <strong>ShareThis</strong>, la nuova analisi dei dati consegna anche i numeri relativi al tipo di pubblico che condivide i vostri link e mette a confronto il tuo blog con gli altri della stessa categoria per vedere se stai facendo meglio o peggio della concorrenza. <br />
 Per dimostrare l&#8217;impatto del nuovo strumento, <strong>ShareThis ha fornito uno strumento composto dalle informazioni raccolte attraverso 850,000 editori nel loro sistema.</strong> <em>Cosa interessante da sottolineare è che Twitter non è molto efficace quando si tratta del Social Reach registra appena l&#8217;8% e la strada è ancora molto punga.</em><br />
 E&#8217; interessante vedere come questi numeri cambiano quando si va in dettaglio nelle varie categorie.</p>
<p>Insomma al fine di rendere più vincente la propria campagna di marketing basata sui social media è necessario avere dei riscontri. Share This misura proprio questo, <strong>l&#8217;impatto della tua presenza online </strong>utilizzando diverse applicazione tanto da sapere il punteggio sociale riferito ad ogni contenuto.</p>
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		<title>Gli screen come rilevatori di tendenze</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 07:44:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing News]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>Studio e divertimento s'incontrano sullo schermo</strong>. Un nuovo studio  americano portato a termine da Microsoft Advertising dal titolo <strong>“What’s  on their Screen, What’s on their Minds” </strong> afferma che i cosiddetti  screen o schermi, come noi abitualmente li chiamiamo, hanno ciascuno una  natura diversa con impatti a loro volta differenti.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Studio e divertimento s&#8217;incontrano sullo schermo. Un nuovo studio americano portato a termine da Microsoft Advertising dal titolo “What’s on their Screen, What’s on their Minds”   afferma che i cosiddetti screen o schermi, come noi abitualmente li chiamiamo, hanno ciascuno una natura diversa con impatti a loro volta differenti.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-974" href="http://www.marketinginformatico.it/marketingnews/gli-screen-come-rilevatori-di-tendenze.php/attachment/screen"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-974" src="http://www.marketinginformatico.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/screen-320x300.jpg" alt="" width="320" height="300" /></a>Lo screen del <strong>computer</strong> è il fratello mezzano della grande famiglia tecnologica. Il 58% degli intervistati ha dichiarato che il proprio computer è un mezzo <strong>non solo di lavoro (67%) ma uno strumento per divertirsi</strong>, molto più della solita televisione.</p>
<p>Oggi, inoltre, si parla di<strong> smartphone</strong>, la sorella sofisticata e alla moda in grado di attirare su di se un gran numero di appassionati. <strong>Per il 61% è cool ,  per 59% &#8220;alla moda&#8221; e per un altro 59% di tendenza. </strong></p>
<p>Poi c&#8217;è la console del gioco, il fratello piccolo in grado di attirare centinaia di fun. I consumatori al sondaggio l&#8217;hanno definito  il più divertente e il più coinvolgente tra gli screen che conoscono.</p>
<p>Infine la tv, lo schermo più antico e conosciuto dalle famiglie. <strong>E &#8216;divertente  (69%) ma non tanto quanto gli altri sopra nominati</strong>. <strong>Si tratta di uno stile “vecchia scuola” piuttosto rigido e poco interattivo.</strong> Solo ultimamente grazie alle tv come Sky e il digitale è possibile entrare in contatto diretto con la televisione e personalizzare il proprio canale.</p>
<p>Collettivamente, gli schermi sono un gruppo piuttosto grande. Sono intelligenti, fanno amicizia facilmente. Individualmente, tutti hanno molto da dare, ma quando si riuniscono, sono un&#8217;altra cosa. Qualcosa del genere è successo per lo Smartphone che raccoglie una serie di applicazioni sempre più innovative, sempre più originali.</p>
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		<title>Bing – Yahoo!&#8230; la saga continua</title>
		<link>http://www.marketinginformatico.it/marketingnews/bing-%e2%80%93-yahoo-la-saga-continua.php</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 10:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing News]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>L'accordo è stato fatto</strong>. Per chi non lo sapesse già da diverso tempo i  risultati di <strong>Yahoo! negli Stati Uniti e in Canada sono gestiti  completamente dalla società di Sunnyvale e Bing</strong>. Insomma di Yahoo!  rimane solo il nome e nient'altro. Dopo una lunga trattativa e le  lungaggini burocratiche eccoci giunti a un accordo davvero importante in  grado di rilanciare una nuova sfida, quella tra Bing e il colossale  Google.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;accordo è stato fatto. Per chi non lo sapesse già da diverso tempo i risultati di Yahoo! negli Stati Uniti e in Canada sono gestiti completamente dalla società di<strong> Sunnyvale e Bing</strong>. Insomma di Yahoo! rimane solo il nome e nient&#8217;altro. Dopo una lunga trattativa e le lungaggini burocratiche eccoci giunti a un accordo davvero importante in grado di rilanciare una nuova sfida, quella tra Bing e il colossale Google.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-964" href="http://www.marketinginformatico.it/marketingnews/bing-%e2%80%93-yahoo-la-saga-continua.php/attachment/google-bing-yahoo"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-964" src="http://www.marketinginformatico.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/google-bing-yahoo-320x300.jpg" alt="" width="320" height="300" /></a>Un <strong>patto decennale</strong> che ha permesso a Yahoo! di mantenere il suo nome e a Bing di fare sul serio nel campo della ricerca con un motore più economico e vitale, in grado di giustificare l&#8217;ingente investimento. Non solo. <em>Yahoo Inc prevede di ottenere circa 500 milioni di dollari l&#8217;anno in utili operativi e di risparmiare 200 milioni di spese capitali con un beneficio di 275 milioni di dollari al cash flow operativo annuale. <br />
 </em></p>
<p>Passo dopo passo quest&#8217;allenza si è trasformata in una vera forza tant&#8217;è che Google ha subito visto rubarsi, nel proprio s<strong>hare, 0.7 punti di percentuale</strong>. Così si entra nel vivo della competizione e proprio in America dove dire Google vale a dire  <a class="linkt" href="http://www.marketinginformatico.it/motori_di_ricerca/motore-di-ricerca.php" target="_blank">Search Engine</a>, qualcosa sta cambiando. Google è passato dal 65.5% (Febbraio 2010) al 65.1% (Marzo 2010) ed è quest’oggi al 64.4% (Aprile).</p>
<p>L&#8217;accoppiata vincente ha determinato un&#8217;alleanza strategica in grado di correlare diversi portali e integrarli con i vari network. Insomma, l&#8217;obbiettivo di aumentare il numero di clienti, di offrire un&#8217;unica piattaforme e di sfidare Google si sta realizzando.</p>
<p> Ma manca ancora qualcosa, <strong>la pubblicità </strong>e tutti sappiamo che senza quella non si va da nessuna parte. E in questo <strong>a comandare è ancora Awords di Google</strong>: infatti i veri risultati di questo binomio pubblicitario arriveranno solo tra qualche anno nella speranza che il progetto non rimanga circoscritti a Canada e Stati Uniti.</p>
<p>Intanto, dall&#8217;altra parte del pianeta <strong>Microsoft combatte l&#8217;unione tra Yahoo Japan e Google</strong>. Secondo Microsoft quest&#8217;allenza non farà altro che aumentare il monopolio di Google con un impatto negativo sulla concorrenza nel mercato di internet. Per il momento l&#8217;Antitrust giapponese ha confermato l&#8217;accordo in quanto le due società opereranno in modo separato e con prodotti diversi. <strong>Ma state allerta, la saga continua.</strong></p>
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		<title>Google come strumento “semantico”</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 08:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing News]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il <strong>web semantico</strong> è una realtà sempre più concreta, soprattutto da  quando Google ha deciso di rafforzare il suo core business (la ricerca  web) acquistando la società Metaweb, che a sua volta ha come prodotto  <strong>Freebase, un vero e proprio archivio costruito in maniera volontaria sulla rete, con oltre 12 milioni di singole informazioni. </strong></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>web semantico</strong> è una realtà sempre più concreta, soprattutto da quando Google ha deciso di rafforzare il suo core business (la ricerca web) acquistando la società Metaweb, che a sua volta ha come prodotto  <strong>Freebase, un vero e proprio archivio costruito in maniera volontaria sulla rete, con oltre 12 milioni di singole informazioni. <br /> </strong></p>
<p><a rel="attachment wp-att-951" href="http://www.marketinginformatico.it/marketingnews/google-come-strumento-%e2%80%9csemantico%e2%80%9d.php/attachment/web_semantico2"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-951" src="http://www.marketinginformatico.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/web_semantico2-320x320.jpg" alt="" width="320" height="320" /></a>Google,<strong> leader tra i motori di ricerca con il 75%</strong>, vuole puntare al web semantico, ovvero richiedere al motore di ricerca la comprensione del significato della domanda in maniera da poter dare le risposte più precise possibili. Una stessa parola può voler dire molte cose e questo nuovo tipo di ricerca ha l&#8217;obbiettivo di organizzare le parole-chiave per gruppi offrendo risultato più aderenti alla realtà. </p>
<p>Il vero lavoro per giungere a questo è riorganizzare i significati delle parole tenendo conto delle varie sfumature a seconda del contesto. Infatti, ecco sopraggiungere <strong>Metaweb </strong>che ha risolto alla grande questo tipo di problema grazie a una struttura tecnologica di base, rendendo sistematici i principi secondo i quali disporre le parole in base al loro significato.</p>
<p>Questo enorme archivio, a detta di Google, non verrà privatizzato e al momento si parla  di 12 milioni di parole raccolte su Freebase. Tra i lemmi compaiono titoli di film, spettacoli televisivi, personaggi famosi, luoghi geografici, aziende e altre decine di decine di categorie. <em>Questo immenso lavoro portato avanti da Metaweb si confronta anche con associazioni no profit e iniziative commerciali che nello stesso tempo stanno tentando di schedare tutte le parole che vengono ricercate nella rete. </em></p>
<p>Un&#8217;attività, secondo gli addetti ai lavori di Google, significativa e importante per<strong> rendere sempre migliore e più preciso uno strumento che ormai tutto il mondo utilizza quotidianamente. </strong></p>
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		<title>Twitter: le aziende online a rilento</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 07:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing News]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Su Twitter latitano le aziende. Strano ma vero, meno aziende di quanto  si pensi utilizzano Twitter per promuovere i loro prodotti. Un nuovo  sondaggio fatto a 360° conferma quanto detto sopra. In una recente  pubblicazione dal titolo <strong>Twitter &#38; the Consumer-Marketer Dynamic</strong> è  stato scoperto qualcosa di veramente nuovo e sorprendente.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Su Twitter latitano le aziende.</strong> Strano ma vero, meno aziende di quanto si pensi utilizzano Twitter per promuovere i loro prodotti. Un nuovo sondaggio fatto a 360° conferma quanto detto. In una recente pubblicazione dal titolo Twitter &amp; the Consumer-Marketer Dynamic è stato scoperto qualcosa di veramente nuovo e sorprendente. <br />
 Il rapporto stabilisce tre conclusioni fondamentali:</p>
<p><strong><a rel="attachment wp-att-936" href="http://www.marketinginformatico.it/marketingnews/twitter-le-aziende-online-sono-ancora-indietro.php/attachment/tweet"><img class="alignleft size-full wp-image-936" src="http://www.marketinginformatico.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/tweet.jpeg" alt="" width="275" height="183" /></a>1.    Twitter è principalmente per le persone, non  per le aziende:</strong></p>
<p>- <strong>oltre il 90% dei tweets provengono dai consumatori </strong><br />
 &#8211; <strong>solo il 12% dei tweets dei consumatori parla di un brand </strong><br />
 &#8211; quando qualcuno parla di un <strong>marchio su Twitter</strong>, molto probabilmente sta citando anche un Social Network (22% di menzioni), o si tratta di divertimento (17%) o di una marca di tecnologie avanzate (17%). I marchi top menzionati su Twitter sono <strong>Twitter stesso, i prodotti della Apple e di Google</strong>.</p>
<p>Il problema sta nella definizione del marchio di consumo vs il brand. Questo confronto a due però non sembra rappresentare l&#8217;idea d&#8217;impresa vs consumatore. Il rapporto precisa:</p>
<p>“Trecentosessanta analisi, più di 1.800 tweets pubblicati tra il primo ottobre 2009 e 31 marzo 2010. Ovviamente non conteggiando lo spam, del tutto rimosso”</p>
<p><strong>Qual è considerato spam?</strong> Forse un gran numero di tweets di stampo “marketing” provenienti delle aziende e indirizzati ai consumatori. Poiché l&#8217;indagine continua a &#8220;definire&#8221; la rappresentazione del marchio, si deve presumere che l&#8217;obiettivo della presente relazione è quello di esaminare l&#8217;uso di Twitter per il marketing delle grandi aziende e non delle piccole e medie imprese.</p>
<p>Un altro elemento che può distorcere i dati è <strong>la frequenza</strong>. Ci sono persone (consumatori) che lasciano cinquanta tweets l&#8217;ora come parte di una intera conversazione con gli amici.  Le aziende, ovviamente, non hanno lo stesso trend: si tratta di pochi tweets al giorni che ovviamente non mantengono il passo con la frequenza degli utenti.</p>
<p><strong>2. Twitter rende privato lo spazio pubblico:</strong></p>
<p><strong>- 94% dei tweets sono personali </strong><br />
 <strong>- 92% degli utenti rende i tweets pubblici a tutti</strong><br />
 &#8211; 85% dei tweets riflettere contenuti originali, non copiati.</p>
<p>Fin qui nessuna sorpresa. La maggior parte delle persone, secondo questi dati, non ha nessun problema quando si tratta di inviare un messaggio su Twitter e non sembrano curarsi di chi li legge. <br />
 <strong><br />
 3. Le aziende tendono a parlare agli utenti e non ad altre imprese:</strong></p>
<p>- il 43% dei tweets dei consumatori è di conversazione e di risposta agli altri utenti<br />
 &#8211; solo il 12% di tutti i tweets di marketing dimostra dialogo attivo con i consumatori <br />
 &#8211; solo l&#8217;1% dei consumatori che cita una marca durante la propria conversazione</p>
<p>Quanto scritto è facile da constatare, basta analizzare la frequenza dei tweets. La maggior parte delle aziende non ha il tempo o il denaro per portare avanti questo tipo di conversazione. Cosa ne pensi? Le imprese dovrebbero cercare di emulare le abitudini dei tweets del consumatore al fine di adattarsi? <strong>Oppure dovrebbe esserci una netta linea di demarcazione tra il comportamento delle imprese e quello degli utenti nel marketing sociale?</strong></p>
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		<title>Al caffè piace il marketing informatico</title>
		<link>http://www.marketinginformatico.it/marketingnews/al-caffe-piace-il-marketing-informatico.php</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 15:36:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing News]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Permetteteci ogni tanto di parlare anche dei progetti in corso o come in questo caso dei nostri nuovi clienti.<br /> Il caffè è di moda e piace, ma non solo! Si può utilizzare anche come strumento di persuasione! Non ci credi... leggi leggi l'articolo! Che ai marketers piacesse il caffè è immaginabile (fra riunioni e incontri un caffè ci scappa sempre), che gli informatici ne facessero ampio uso è ormai un dato di fatto (una pausa fra un algoritmo e l'altro ci vuole), che addirittura Google fosse fra i suoi estimatori e chiamasse la sua nuova versione "caffeine" è noto al mondo SEO  ma che viceversa al caffè piacesse il marketing informatico è una piacevole sorpresa!</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Permetteteci ogni tanto di parlare anche dei progetti in corso o come in questo caso dei nostri nuovi clienti.<br />
Il caffè è di moda e piace, ma non solo! Si può utilizzare anche come strumento di persuasione! Non ci credi&#8230; leggi leggi l&#8217;articolo! Che ai marketers piacesse il caffè è immaginabile (fra riunioni e incontri un caffè ci scappa sempre), che gli informatici ne facessero ampio uso è ormai un dato di fatto (una pausa fra un algoritmo e l&#8217;altro ci vuole), che addirittura Google fosse fra i suoi estimatori e chiamasse la sua nuova versione &#8220;caffeine&#8221; è noto al mondo SEO  ma che viceversa al caffè piacesse il marketing informatico è una piacevole sorpresa!<br />
Dopo il progetto relativo al Concorso a Premi SaecoSposi, indetto da Saeco (Philips) e terminato da qualche settimana siamo molto lieti di pubblicare la notizia che Marketing Informatico è il nuovo partner scelto da Mokador / Castellari per le attività web marketing in Italia, con il brand Mokador, e per le attività d&#8217;internazionalizzazione online, con il brand Castellari.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-923" title="mokador" src="http://www.marketinginformatico.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/mokador.jpg" alt="" width="160" height="160" />La società Castellari, faentina d&#8217;origine, titolare appunto del marchio Mokador è attiva in vari paesi del mondo e presente per chi non lo sapesse in vari paesi del mondo fra cui anche in Polinesia e Thailandia nei quali esporta le sue pregiatissime miscele.</p>
<p>Oltre alla torrefazione,  Mokador/Castellari produce un ottimo caffè di primissima qualità che è possibile gustare al bar,  l&#8217;azienda è produttore di una linea di macchine da caffè per ufficio dal design innovativo e macchine per il caffè da utilizzare a casa. Una trilogia di prodotti e segmenti ai quali sarà dedicato un nuovo sito, una nuova comunicazione incentrata sulla relazione con il cliente web e attenta alle dinamiche del marketing 2.0.</p>
<p>E a proposito di marketing e vendita (notizia nella notizia)  forse pochi sapranno che un&#8217;ottima leva di persuasione è l&#8217;utilizzo della caffeina come strumento di persuasione. Lo psicologo Robert Ciadini infatti ne parla in uno dei suoi ultimi libri in cui, dati alla mano, ci dimostra che il caffè (e a dir meglio di uno dei suoi componenti) ci aiuta a convincere meglio le altre persone! Quindi la consuentudine di offrire ai clienti un caffè è sicuramente positiva, purchè il caffè sia buono (aggiungerei) e fatto con le miscele più pregiate (sarebbe una pessima idea offrire un caffè cattivo e ancorare al cliente un sapore spiacevole al proprio brand!).</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-924" title="cialda" src="http://www.marketinginformatico.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/cialda.jpg" alt="" width="120" height="114" /></p>
<p>Anche questa è da considerarsi una notizia nella notizia non tutti lo sanno ma le miscele Mokador, rispetto ai concorrenti del segmento ufficio, non possiamo fare nomi, hanno una qualità di gran lunga superiore in quanto la miscela per l&#8217;ufficio è la stessa usata per il bar. Solitamente infatti non è così, per &#8220;risparmiare&#8221; e/o aumentare i margini alcuni brand famosi usano, per le cialde o le capsule, miscele di qualità inferiore rispetto a quelle vendute nei bar o nella GDS (grande distribuzione organizzata). Ed è per questo che molte macchinette da caffè fanno un caffè pessimo!</p>
<p>Un ringraziamento quindi a Castellari per averci scelto e  un arriverderci alla prossima notizia dopo la pausa estiva e a questo punto non c&#8217;è meglio che fermarmi per una giusta pausa caffè!</p>
<p>Massimo Tegon</p>
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		<title>Pagamenti PayPal: ora li fai sul cellulare</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 09:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing News]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>Pagamenti tramite cellulare?</strong> Una realtà che sta prendendo sempre più  piede e che da oggi acquisisce anche un altro protagonista <strong>PayPal,  leader nel settore delle transazioni via web </strong>e d'ora in poi alleato con  Bling Nation proprio per venire incontro alle esigenze dei consumatori  sempre più fruitori di un cellulare multifunzione. Il sistema <strong>Payfone</strong> vede sempre più aziende interessate a questo campo e soprattutto allo sviluppo di tecnologie sempre più avanzate.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pagamenti tramite cellulari? </strong>Una realtà che sta prendendo sempre più piede e che da oggi acquisisce anche un altro protagonista PayPal, leader nel settore delle transazioni via web e d&#8217;ora in poi alleato con Bling Nation proprio per venire incontro alle esigenze dei consumatori sempre più fruitori di un cellulare multifunzione.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-913" href="http://www.marketinginformatico.it/marketingnews/pagamenti-paypal-ora-li-fai-sul-cellulare.php/attachment/paypal2"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-913" src="http://www.marketinginformatico.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/paypal2-320x300.jpg" alt="" width="320" height="300" /></a>Il sistema <strong>Payfone</strong> vede sempre più aziende interessate a questo campo e soprattutto allo sviluppo di tecnologie sempre più avanzate. Ma come funziona il paypal tramite cellulare? <strong>Si tratta di un dispositivo di pagamento istantaneo che avviene grazie a un sensore all&#8217;interno del cellulare.</strong></p>
<p>Non ti tratta di installare applicazioni o altro sul proprio telefono, ma solo di apporre un adesivo collegato al proprio numero di telefono e mail. Quando l&#8217;utente fa un acquisto in questa maniera, immediatamente riceve una conferma della transazione tramite un messaggio. In questo modo si sfruttano le Api di PayPal ma nessun dato personale viene registrato.</p>
<p>PayPal, proprio seguendo la sua filosofia, sta facendo di tutto per evitare i contanti e incentivare l&#8217;uso di conti online a partire dalle aziende passando per i privati. I primi ad essere muniti di questa nuova tecnologia sono stati i dipendenti Paypal.</p>
<p>Questo nuovo approccio, ha visto muoversi con un certo entusiasmo anche due grandi compagnie telefoniche statunitensi che in collaborazione con <strong>Deutsche Telekom AG (tramite T-Mobile USA) </strong> vogliono realizzare tecnologie in grado di essere raccolte dalla maggior numero di fruitori possibili. Secondo gli addetti ai lavori i vantaggi del pagamento tramite il cellulare son diversi ma il principale è quello di avere un numero telefonico non più con una sola funzione ma davvero interattivo.</p>
<p><strong>Nokia, il gigante finlandese, si è dichiarata ottimista nei confronti di questa tecnologia, mentre Apple potrebbe aver già fiutato l&#8217;affare e sarebbe pronto a sfruttare l&#8217;idea. </strong>Un futuro in cui il cellulare diventi il centro di tutte le nostre attività non è a questo punto troppo lontano.</p>
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